LA FAVORITA 93 A.S.D. POLISPORTIVA

 

SEDE AMMINISTRATIVA:

 

VIA DIVISIONE JULIA 32, LOCALITA' MONTICELLO DI FARA, COMUNE DI SAREGO, C.A.P. 36040,

PROVINCIA DI VICENZA.

 

E-MAIL: societa@lafavorita93.com

 

ATTIVITA'

 

 PALLAVOLO attività svolta presso la palestra Comunale in località Meledo di Sarego

 CALCIO attività svolta presso in Centro Sporivo Ricreativo Don Luigi Dal Molin in località Monticello di Fara

 CICLISMO - MOUNTAIN BIKE

 

ASSOCIATI STAGIONE SPORTIVA 2010/2011: 296

 

 

  

 

UN PO' DI STORIA DEL NOSTRO TERRITORIO

 

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COMUNE DI SAREGO

Storia del Comune
 
Sulle pendici dei colli di Sarego sono stati rinvenuti frammenti di vasellame in terracotta risalenti a due-tremila anni fa. Tra il II e il I secolo A.C. il territorio fu marcato dalla centuriazione romana specialmente a nord-ovest di Monticello di Fara; attorno a Ca' Quinta, infatti, furono scoperti all'inizio del 1900 i resti di una villa romana con pavimentazione a mosaico, oltre a vari altri reperti. La chiesetta di S.Giustina (oggi scomparsa) attesta l'antichità l'evangelizzazione protocristiana avventuta attorno al III-IV secolo D.C.. Del periodo longobardo rimangono ancora numerosi toponimi. Gli storici del passato riferiscono di un "antichissimo" castello che fu dei nobili "da Serego" presenti sul posto già prima del Mille. Il territorio di Sarego fu saccheggiato dai padovani nel 1313, e all'inizio del 1500 venne invaso dall'esercito imperiale al tempo della guerra di Cambrai. Di antica origine sono le chiese parrocchiali, ricostruite nel tempo, di S.Maria Assunta a Sarego e di S.Maurizio a Meledo, come pure il monstero di S.Eusebio tutti ricordati nel secolo XIII. Numerose ville punteggiano il territorio:la cinquecentesca Villa Manzoni a Sarego, Villa Arnaldi a Meledo Alto (sec XVI); Villa "Ca' Quinta" a Monticello di Fara, conserva un portale tardo cinquecentesco; Villa Trissino a Meledo, opera incompiuta del Palladio(1559-1567), la scenografica Villa da Porto "" la Favorita del Muttoni(1715) oltre a vari complessi padronali con cappelle gentilizie fra cui Ca' Velo, il "Palazzetto", Ca' Viviani ecc 

 

VILLA TRISSINO
Via Sabbadini, 4 – Meledo di Sarego (VI)

La villa fu commissionata al Palladio dai fratelli Francesco e Ludovico Trissino, figure di primo piano dell'aristocrazia vicentina e committenti palladiani non solo a Meledo ma anche per un palazzo di città in contra’ Riale (1558). Iniziata nel 1553, avrebbe dovuto essere la più grande e imponente villa di tutto il vicentino, ma non venne mai eseguita nella sua interezza, perchè i lavori si interruppero nel 1562 a causa della morte di uno dei due fratelli, Ludovico Trissino.
Villa Trissino   Villa Trissino
Il progetto palladiano per villa Trissino, presentato nei Quattro Libri dell'Architettura di Andrea Palladio, prevedeva un edificio padronale, composto da una sala rotonda centrale, coperta da un'alta cupola e circondata da stanze (fig. 1). Ai lati avrebbero dovuto esserci due grandi porticati ad esedra, seguiti, più in basso, da due barchesse con colonne tuscaniche, agli angoli del cortile erano previste due colombare. Una grande scalinata avrebbe portato dal giardino, compreso tra le due ali dei rustici, al vasto ripiano su cui avrebbe dovuto sorgere il pronao della villa (sull'alto della piccola collina dove ora esiste la chiesa parrocchiale).

Del grandioso progetto restano solo parte del muro di cinta , interrotto al centro da una porta a bugne rustiche, la torre colombara e una barchessa che si affacciano sul fiumicello Brendola, e una seconda barchessa posta di fronte alla prima. L'uso non solo utilitario della torre colombara è attestato dal fatto che gli ambienti al piano terra sono dotati di camini e decorati con grottesche, attribuite da alcuni a Bernardino India da altri ad Eliodoro Forbicini.

Sul lato est della corte rurale, è presente una casa di epoca quattrocentesca, di cui si notano le due monofore gotiche sulla facciata verso la strada.

(foto di Flaviano Pellizzaro)


Nei Quattro Libri dell'Architettura, Andrea Palladio scrisse:

Piantina villa trissino

La Fabbrica della tav. XLIV. (a) fu cominciata dalli Conte Francesco e Conte Lodovico fratelli de' Trissini, a Meledo Villa del Vicentino. Il sito è bellissimo: perciocché è sopra un colle, il quale è bagnato da un piacevole fiumicello, ed è nel mezzo di una molto spaziosa pianura, ed a canto ha una assai frequente strada. Nella sommità del colle ha da esservi la sala rotonda, circondata dalle stanze, e però tanto alta che pigli il lume sopra di quelle. Sono nella sala alcune mezze colonne, che tolgono suso un poggiuolo, nel quale si entra per le stanze di sopra; le quali perché sono alte solo sette piedi, servono per mezzati. Sotto il piano delle prime stanze vi sono le cucine, i tinelli, ed altri luoghi. E perché ciascuna faccia ha bellissime viste, vi vanno quattro loggie di ordine Corinthio: sopra i frontispizi delle quali sorge la cupula della sala. Le loggie, che tendono alla circonferenza, fanno un gratissimo aspetto; più presso al piano sono i fenili, le cantine, le stalle, i granari, i luoghi da gastaldo, ed altre stanze per uso di Villa: le colonne di questi portici sono di ordine Toscano: sopra il fiume negli angoli del cortile vi sono due colombare.

VILLA DA PORTO DETTA “LA FAVORITA”
Via Conti da Porto, 7 - Monticello di Fara di Sarego (VI)

Panorama villa favorita

Sopra un elevato colle che domina l’intera pianura, nella frazione di Monticello di Fara s’impone il maestoso complesso di villa Da Porto detta “la Favorita”.
Si arriva al sito attraverso un lungo e scenografico viale alberato che introduce direttamente al prospetto principale dell’edificio.
La fabbrica, commissionata dal nobile Giovanni Battista da Porto, venne realizzata in soli due anni tra il 1714 e il 1715 come riportano le iscrizioni murate sulle pareti esterne della residenza che designano anche la villa dell’appellativo “la Favorita” riprendendo un vecchio toponimo riferito alla contrada di Monticello.
L’intero complesso architettonico è da attribuirsi all’architetto luganese Francesco Muttoni anche se non vi sono documenti che lo accertino.
La casa dominicale è composta da tre piani fuori terra ed è caratterizzata nella facciata principale, ad ovest, da un’alta scalinata che porta al pronao esastilo di stile ionico che si conclude con un timpano triangolare sormontato dalle statue acroteriali di Apollo, Minerva e Marte; questa tipologia architettonica è una palese citazione del Muttoni del progetto palladiano di Villa Trissino a Meledo presente nei Quattro Libri dell’Architettura. La facciata orientale presenta, invece nella parte centrale tre semplici aperture centinate, con mascheroni sulle chiavi di volta, chiuse da eleganti logge e nella sommità un frontone triangolare con le statue di Mercurio, Ercole e Onfale; anche i prospetti laterali ripetono questo stesso disegno.
La pianta della villa si articola simmetricamente attorno alla grande sala centrale a doppia altezza formando due ali di ambienti minori, le stanze risultano decorate con affreschi che sottolineano gli ingressi con finte architetture, e nelle pareti si ammirano scene mitologiche e di paesaggio. La decorazione pittorica è da riferirsi agli anni 1717- 1718, ma ne risulta sconosciuto l’artista.
Distaccate dall’abitazione padronale si spiegano le due barchesse porticate, realizzate in bugnato rustico e con al centro un’apertura a serliana, sottolineata da un frontoncino triangolare.
Fuori del cancello della villa, sulla sinistra, si trova la cappella del Carmine datata all’anno 1697.
La facciata è in stile tardo-barocco, forse rimaneggiata dallo stesso Muttoni, e presenta quattro lesene ioniche intervallate da statue di santi nelle nicchie e di profeti nella sommità del frontone poligonale; sopra il portale due putti trattengono lo stemma di casa Porto. L’intero complesso scultoreo è da attribuirsi alla bottega di Orazio Marinali.
Nei primi anni dell’Ottocento la villa passò di proprietà di varie famiglie venete: Balbi, Ziggiotti, Manin, Milan-Massari, per tornare alla fine dello stesso secolo ai Porto. Dopo un periodo di degrado nel 1947 è stata acquistata dalla parrocchia di Monticello di Fara per trasformarla in chiesa.
Da alcuni anni il sito è stato rilevato da un’immobiliare che lo rende accessibile al pubblico in occasione di concerti. 

VIALE PRINCIPALE DI VILLA LA FAVORITA                                                                          FACCIATA DI VILLA FAVORITA

 

 

FACCIATA ORIENTALE DI VILLA LA FAVORITA

 

 

 

 

MELEDO dal latino MELETUM : piantagioni di meli (in collina a Meledo Alto)

Non si sa con precisione quando sui colli di Meledo, lungo il corso delle sue rogge o lungo il fiumicello Brendola, apparvero i primi insediamenti umani. I reperti archeologici, ritrovati lungo il citato fiumicello e sui colli sovrastanti, ci riportano all'età della pietra, alla preistoria.Le prime abitazioni di Meledo, comunque, come quasi tutte quelle costruite in epoche remote, sorsero in collina, e precisamente a Meledo Alto, perchè la pianura era spesso allagata dalle acque, non ancora arginate,del fiumicello Brendola e del torrente Guà, che non scorrevano negli attuali alvei profondi, ma dilagavano per le campagne, formando zone paludose ed incoltivabili . Il Guà, (si chiama Agno nella parte a monte e proviene dalla omonima vallata passando per Valdagno) raccoglieva tutte le acque di fiumicelli, rogge e rigagnoli di montagna facendole, in tempi lontani, riversare a ridosso dei colli Berici depositandone i detriti e creando così una vasta zona paludosa; in una cava in località Meledo sono stati trovati fossili (conchiglie e pesci) che potrebbero essere esistiti durante il periodo compreso tra l’Eocene medio e l’Oligocene (approssimativamente da 50 a 30 milioni di anni fa ). Fossili e pesci di questo periodo si possono ammirare nel museo archeologico di Bolca  (Vr) e in particolare nella località Pesciaia.

Segni certi e resti di uomini stabilitisi nella nostra zona risalgono al periodo romano, alla centuriazione, ossia a quando la strada Postumia (148 a.C.), che univa Genova con Aquileia, ebbe bisogno di essere difesa dai legionari in pensione, ricompensati con premi di terre....... Due castelli poi testimoniarono la storia del nostro paese intorno al 1000, quando le invasioni ricorrenti degli Ungheri obbligarono gli abitanti del luogo a difendersi. In quel periodo sorse anche la prima chiesa, costruita a Meledo Alto. I documenti più antichi, che riportano per la prima volta il nome di Meledo, si riferiscono a questi due castelli.Uno sorgeva a Meledo Alto (che fu poi nel 1245 roccaforte dei Pandecampi, nobili signori che proteggevano gli Ezzelini; divenne in seguito proprietà dei conti Arnaldi nel XVI secolo insieme ad una gran quantità di terreni); oggi questo complesso di case è visibile a nord da una facciata di chiesa (abitata) e dalla casa padronale incompiuta da una barchessa gotica a est ; il fabbricato è opera dell’arch. Enea Arnaldi che fu disegnatore e costruttore per conto della famiglia di tutti gli edifici di proprietà Un altro castello si trovava nella campagna, sopra ad una collina, non lontano dalla strada che portava a Montebello ( si crede in zona Via Casa Velo) dove, dalla via che porta il nome dei Conti Velo a ridosso di una piccola altura, esiste un antico complesso di case (già proprietà dei Sigg.Arnaldi) risalenti al XV secolo. Restaurate nel 1688 dai suddetti conti ampliandone la superficie abitabile e affiancate da una piccola chiesetta intitolata a Maria Assunta, all'interno della quale si trova, sopra l’altare, una piccola lapide che ne ricordala restaurazione; sempre a proposito di questa zona la chiesetta eretta nel 1628 fu trasformata in oratorio intitolandola a San Cristoforo (raffigurato come colui che fece attraversare il fiume ad un piccolo fanciullo portandolo in spalla ) Il documento più antico ove viene riferito il nome di Meledo è del 1186, nel quale il Papa Urbano III concedeva aì Canonici della Cattedrale di Vicenza dei beni anche in Meledo. Il nome di Meledo appare poi citato nelle cronache di storia cìvile anche in occasione di altre famose lotte: quelle dei Padovani (riferite dal Fenetto) nel 1313, durante la quale Meledo fu bruciata e la guerra di Cambrai (ricordata dal Barbarano) che durò più di una decina d'anni; nel 1510 Francesi, Spagnoli e Tedeschi "furono a Meledo, Brendola, Altavilla, rubando e saccheggiando,…..con grandissimo danno”. Durante poi il serenissimo dominio della Repubblica di Venezia (1404-1797), Meledo fu sempre comune dipendente dal Vicariato di Brendola.

Il periodo più bello è relativo all’insediamento nel territorio della famiglia Trissino. Tale famiglia, di origine germanica, si stabilisce nel nostro territorio tra il 936 e il 973. Fu durante quel periodo (1550 circa) che certo Nicolò Trissino , Vicario Imperiale della città di Vicenza, possessore dei diritti feudali e giurisdizionali della valle dell’Agno ( terre di Trissino, Quargnenta, Cornedo, Arzignano e Valdagno) con diploma dell’Imperatore Federico II del 4 aprile 1236, per possedere una dimora degna di gareggiare sia per dimensioni che per lusso a quelle del tempo ( pensiamo a quella di Strà, di Piazzola sul Brenta, di Passarono ….) pensò di affidarne la progettazione e la costruzione all’Architetto Andrea Palladio.

La villa però, ideata e progettata nel 1553 e che se costruita sarebbe stato stato il più imponente complesso di tutto il vicentino, non fu mai terminata: di essa infatti restano solo il muro di cinta, la torre colombara e una barchessa con le finestre bugnate che si affacciano sul fiumicello Brendola. Il complesso probabilmente non fu costruito per la sua eccessiva grandezza: basti pensare che dove è stata eretta la attuale chiesa parrocchiale sarebbe stata costruita la villa e da lì sarebbero partiti due diversi piani digradanti verso sud, con lo sviluppo iniziale di due grandi porticati ad esedra e, più in basso ancora, i rustici (esistenti).Poi una grande scalinata avrebbe portato dal giardino compreso tra le due ali dei rustici ad un vasto ripiano su cui doveva sorgere il pronao della villa.Anche nelle guerre della fine del secolo XVIII e all'inizio XIX, tra Francesi e Tedeschi, Meledo ebbe molto a soffrire.

Il paese di Meledo (località bassa) era una sempre stato una località paludosa(Via Palù oggi via dell’Agricoltura) per il continuo passare delle acque piovane che portavano e depositavano continui detriti rendendo il terreno fertile e insicuro per la semina di certi prodotti tanto da pensare che in alcuni luoghi (loc.Risara) sia stato coltivato il riso. Ai piedi della collina situata in località Ca Velo, lungo le rive delle roggia, erano costruiti dei mulini spostati poi più a sud (uno ancora esistente ma chiuso e di proprietà dei Sigg.Meneghini).

Tra il 1587 e il 1589 furono eseguiti i lavori di deviazione e contenimento delle acque costruendo degli argini in modo che il fiumicello Brendola, tutte le acque provenienti da questa zona e i rigagnoli locali fossero incanalate e trasportate verso il basso vicentino dando così l’opportunità di avere acque per l’irrigazione di campi anche alle zone di Noventa .

Vien voglia di dire che, sotto questo profilo, gli antichi che vollero scendere in pianura per maggior comodità, abbandonando le alture sulle quali i loro vecchi si erano insediati per essere più sicuri non fecero una buona scelta: la comodità fu pagata cara; ma i due Meledo, l'alto e il basso, dal lato storico indicano la fine e l’inizio di due epoche diverse e tanto lontane.

Dopo lo spostamento di persone da Meledo Alto a Meledo Basso i campi cominciarono ad essere coltivati, i nobili Trissino, Arnaldi, Velo a Meledo, Serego a Sarego, Da Porto e Quinto a Monticello di Fara proprietari di terreni incominciarono ad invitare nuova manodopera che si stabiliva con la loro famiglie; siamo del XVI secolo quando Filippo Pigafetta, descrivendo il territorio di Vicenza parla della quinta contrada e cioè di Lonigo e dei suoi dintorni dove si coltivavano grossi asparagi, si produceva del bianchissimo pane e del buon vino celebrato anche dal Sabellico.Il Maccà nel XIX secolo afferma che a Sarego su una estensione di 40 campi si coltivava il riso e vi erano molti morari (gelsi) per l’allevamento del baco da seta (fino alla fine degli anni 50).Altre coltivazioni erano: il mais, il grano, la vite e l’erba medica.Da ricordare che le produzioni di mais e frumento erano molto scarse (nel 1904 su 650 ettari di frumento si erano prodotti 6300 q.li; mentre su 400 ettari di mais se ne erano prodotti 5100 q.li)

Nel 1803 il paese di Meledo constava di 628 abitanti.

Nel secolo scorso una dopo l’altra le nobili famiglie cominciarono a vendere le loro proprietà e a scomparire dal territorio a cui erano state legate per centinaia di anni. Ma la popolazione di Meledo continuava a svolgere l’attività agricola e i nuovi padroni terrieri ricchi di manodopera pagata con i prodotti che la terra offriva divenivano sempre più ricchi creando così un grosso solco tra il proprietario e il fittavolo che a sua volta comandava manodopera Fu all’inizi degli anni 60 che le cose cambiarono nella misura che costrinse i grossi proprietari di terreni (Enti Ecclesiastici, enti pubblici proprietari di donazioni) a venderli. Furono così acquistati dai fittavoli mediante contributi statali o prestiti bancari ad un tasso prettamente di cortesia; inoltre nello stesso periodo il territorio del paese, considerato come zona depressa, incominciava ad avere anche uno sviluppo industriale. Ecco che nel paese solamente agricolo si insediavano le prime industrie. Ttra queste :una piccola conceria e una cromatura furono le ditte che iniziarono la loro attività a Meledo; poi la ditta Pozzani, oggi Santex. Oggi si possono contare una cinquantina di industrie tra piccole , medie e artigianali offrendo un molteplice e variegato ventaglio di opportunità di lavoro non solo per gli abitanti del paese ma anche per quelli delle zone limitrofe.I principali settori di produzione sono quello tessile, meccanico, conciario, plastico, ceramico, arredamento; il tutto con un valido supporto commerciale.

Piccole curiosità:

L’energia elettrica arriva a Meledo nel 1924, la prima stanza adibita ad aula di scuole elementari fu costruita nel 1875, mentre una nuova aula fu inaugurata nel 1922; nel 1948 fu inaugurato l’allacciamento telefonico, nel 1952 fu costruito il nuovo Asilo presso la casa di riposo G.Bisognin, nel 1961 iniziarono i corsi televisivi per studenti di scuola media, nel 1971 furono costruite le attuali scuole elementari, nel 1967 fu costruito il nuovo ponte che collega Meledo a Monticello di Fara, nel 1978 su interessamento della CEVIC iniziarono i lavori per la costruzione dell’attuale rete di metano, nel 1981 terminarono i lavori di costruzione delle attuali scuole medie ( oggi sede dell' Istituto Comprensivo di Sarego), nel 2000 fu inaugurato il Centro Parrocchiale San Maurizio. 

Una particolare menzione, soprattutto per il servizio che svolge, merita l’Istituto ex casa di riposo G.Bisognin che mediante il lascito di case e terreni da parte del fondatore Giovanni Bisognin ha permesso tramite i presidenti susseguitisi negli anni 60 di dare l’opportunità di una adeguata abitazione a tutti gli abitanti che facevano richiesta di un lotto di terreno. La suddetta Casa di riposo ha svolto e svolge un servizio di alto livello qualitativo nell’assistenza di anziani; in questo periodo si stanno ultimando i lavori per la costruzione di una ulteriore ala che servirà a quelle persone che, sole e bisognose di aiuto, necessitano di trascorrere felicemente gli ultimi giorni di vita terrena. Il complesso attualmente ospita 104 persone anziane servite da personale preparato e qualificato. L’Amministrazione, sempre attenta alle aspettative dei suoi ospiti, sta inoltre studiando un percorso che permetterà all’ invalido di poter percorrere con la sua carrozzella tutto il perimetro della casa di riposo, i giardini, la chiesetta, la piccola Grotta di Lourdes. 

Da quei tempi lontani arrivando ai giorni nostri è tutto un continuo mutamento , una continua crescita per essere un paese inserito nel contesto del tempo che vive.

La storia è più grande dell’uomo, il cui arco di vita è piccolo rispetto a quello del tempo che passa; l'uomo però è spinto sempre dal desiderio di migliorare ed è così che il progresso và avanti.

 

La frazione di Monticello di Fara appartiene al comune di Sarego, in provincia di Vicenza, nella regione Veneto.

 

 

LE FRAZIONI 

 

La frazione di Monticello di Fara dista 2,73 chilometri dal medesimo comune di Sarego cui essa appartiene.

Del comune di Sarego fanno parte anche le frazioni di Castelletto (2,56 km), Grotte (1,73 km), Marona (0,64 km), Meledo (3,36 km), Sant`Antonio (0,93 km).

Il numero in parentesi che segue ciascuna frazione indica la distanza in chilometri tra la stessa frazione e il comune di Sarego.

La frazione di Monticello di Fara sorge a 39 metri sul livello del mare. Nella frazione di Monticello di Fara risiedono 1168 abitanti.

 

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